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Ai Weiwei, Galleria Continua San Gimignano
Galleria Continua presenta sabato 27 ottobre, per la prima volta a San Gimignano, la mostra personale di Ai Weiwei, artista cinese, dissidente politico, poliedrico e uomo per il quale l’arte è un modo di vivere legato inscindibilmente alle circostanze politiche e sociali del proprio tempo, artista umanista con una grande fiducia intellettuale nelle capacità dell’uomo di contribuire con ogni suo gesto al miglioramento della società. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso tra sculture, installazioni, video e fotografie.

Opere recenti, alcune inedite e altre presentate per la prima volta in Italia, offrono al pubblico la possibilità di approfondire la conoscenza di una tra le figure più importanti della cultura contemporanea, mettendo in luce la versatilità dell’autore e i cardini su cui ruota la sua arte: un rispetto deferente della tradizione cinese abbinato a una grande capacità di proiettarsi nella modernità e a una costante consapevolezza sociale e politica. Ai Weiwei esprime questo suo ottimismo impegnandosi su diversi fronti, che vanno dall’arte all’architettura, dalla letteratura al cinema di documentazione, fino all’azione sui social media e alle proteste pubbliche. I diversi ambiti di azione rispondono tuttavia a un unico e comprensivo obiettivo: liberare l’espressione individuale dalle imposizioni di ogni genere per favorire lo scambio reciproco e la condivisione tra gli individui.

Galleria Continua accoglie il lavoro 258 Fake, titanica opera di documentazione costituita da 7677 immagini scattate tra il 2003 e il 2011 che raccontano la vita quotidiana dell’artista: il lavoro, gli incontri, i momenti di svago, l’impegno politico e sociale. La fotografia per Ai Weiwei rappresenta uno strumento avanzato di archiviazione ma anche un media alienante e pericoloso per la sua incapacità di esprimere la realtà in modo incondizionato ed obbiettivo.

In mostra una serie di opere legate ad un amaro capitolo della storia cinese, il violento terremoto che nel 2008 devasta la provincia del Sichuan provocando la morte di 70.000 persone. Rebar 49, scultura costituita da tre elementi: un tondo in ferro per cemento armato utilizzato per la costruzione di edifici civili, uno dei 150 originali deformati dal terremoto e raccolti da Ai Weiwei in Sichuan, e due copie. L’opera si pone come energico atto d’accusa nei confronti del governo cinese ma anche come monumento alle persone scomparse. Brain Inflation, una risonanza magnetica (MRI) che riporta l’emorragia cerebrale procurata all’artista dall’aggressione della polizia di Chengdu nell’agosto del 2009. Helmet, una scultura in marmo, replica di un elmetto da lavoratore, lo stesso utilizzato dagli operai intenti a salvare vite umane durante il soccorso dei terremotati del Sichuan. Ai Weiwei, accompagnato da un gruppo di volontari reclutati in rete attraverso il suo blog, dà inizio a un progetto di investigazione sulle cause di questa catastrofe. Il risultato della ricerca mette in luce la pessima qualità delle costruzioni pubbliche (ospedali, fabbriche, scuole) crollate come fossero di gelatina. Ai Weiwei pubblica online una lista in cui appaiono 5.826 nomi di bambini morti sotto il crollo delle cosiddette ”costruzioni di Tofu”. La denuncia ha un forte impatto sull’opinione pubblica tanto da scatenare l’immediata risposta della polizia cinese che dispone la chiusura forzata del suo blog. L’artista riesce comunque ad aggirare la censura continuando a sostenere le sue campagne sul web attraverso Twitter.

A completamento della mostra alcune opere installative di grande impatto visivo. La platea accoglie Ordos 100 Models, un modello architettonico grandioso progettato per la Mongolia Interna, che vede nuovamente la collaborazione di Ai Weiwei con gli architetti Herzog & de Meuron, già insieme per la realizzazione dello stadio olimpico di Pechino. Cento architetti da 27 paesi diversi sono stati selezionati per disegnare 100 ville di 1000 mq ciascuna. La maquette e le stampe ai muri documentano la fase di progettazione ed il film, Ordos 100, le tre visite in situ per la finalizzazione dei progetti, ad oggi però, non ancora realizzati.

Il palcoscenico e lo spazio della torre della galleria ospitano Forever Bicycles e Very Yao, variazioni di un soggetto estremamente ricco di simboli già esplorato dall’artista in passato. Ai Weiwei utilizza la bicicletta come oggetto iconico: da sempre principale mezzo di trasporto – ricordiamo che “Forever” (Yong Jiu Pai) è il nome del marchio di biciclette più diffuso nel Paese di Mezzo – rappresenta la vita di milioni di cittadini cinesi; inoltre, composta da un ingranaggio a catena, raffigura la matrice stessa della forza lavoro: il popolo. Queste installazioni mettono in luce anche i tratti più concettuali del lavoro di Ai Weiwei, da un lato la messa in atto di un processo di astrazione dove l’oggetto diventa struttura simbolo del niente, dall’altro la realizzazione dell’opera come metafora di fabbricazione del potere.

Fino al 26 gennaio 2013


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